20 Maggio 2016

Cipriani: Venezia come New York

“Mi deve scusare ma sono in ritardo di cinque minuti”. Arrigo Cipriani è un fan dell’accoglienza, non ama le guide dei copertoni, le Michelin per capirci, i ristoranti stellati, la cucina molecolare: “La metà del valore della ristorazione è l’accoglienza, all’Harry’s Bar non ci sono imposizioni, qui il cliente può sedersi e mangiare un’insalata e nessuno lo guarderà storto, nè dovrà roteare enormi bicchieri facendo finta di essere un sommelier; i nostri bicchieri sono piccoli, così le posate; ci preoccupiamo della luce, della comodità delle sedie, delle tovaglie di lino”.
Perché a Venezia manca, in generale, un cultura dell’accoglienza?
Ogni città  è fatta di pietre e cittadini, qui sono rimaste le pietre, mancano i cittadini. Avevamo un tessuto sociale inimitabile, paragonabile a quello di New York, poi la strategia del “una bancarella non si nega a nessuno”, i supermercati, il Mose e altre insensatezze hanno confinato i veneziani superstiti alla Giudecca e a Castello. Questo drappello superstite si sente invaso e per questo spesso è di cattivo umore.
Qual è la soluzione?
Bisogna riportare il lavoro in città, penso ai nuovi lavori, finanza, start up, ricerca; a Manhattan non c’è un fabbrica, Dubai è in mezzo al deserto, Bruxelles è la sede del parlamento europeo che starebbe meglio qui. 
Per finanziare questo tipo di economia la soluzione è quella adottata da New York e da altre capitali internazionali: una tassa del tre o quattro per cento su tutte le transazioni eseguite, escluse le spese alimentari e i medicinali.
Allo stesso tempo la politica dovrebbe occuparsi delle cose concrete, invece di annunciare magniloquenti progetti come il porto off shore.
Alla Giudecca vanno sostituite le panchine rotte, gli ingressi di Piazza San Marco vanno ripuliti dal guano dei piccioni, e così via. Se il turista e il cittadino vivono in una città curata sono portati a comportarsi bene; succede lo stesso per la casa: se uno entra in un salotto sporco e disordinato, la cicca la butta per terra.
Grandi navi.
Sono abbastanza vecchio per aver visto una Victory nel 1947 fermarsi a pochi metri dalla Riva degli Schiavoni per evitare un bragozzo. Si è fermata perché l’acqua è bassa. Quello che è successo all’Isola del Giglio qui non sarebbe possibile. I vaporini provocano molti più danni: con la loro carena dislocata creano vortici d’acqua che danneggiano le fondamenta.
Quando si dice Harry’s Bar la prima associazione è con Hemingway, l’ha conosciuto?
No, era amico di mio padre, comunque ha vinto il Nobel dopo aver scritto dell’Harry’s Bar (sorride).
Oggi l’Harry’s compie 85 anni, è un giorno speciale?
No, non ho mai festeggiato i miei compleanni, anniversari, natali e capodanni, per me ogni giorno è un giorno speciale.
Prossimo libro?
Scriverò un libro in cui i capi di stato europei, la Merkel, Hollande…spenga che le racconto la trama.
Venezia, 13 maggio 2016.
Arrigo Cipriani (Verona 1932), da una vita dirige il celebre Harry’s Bar. Ha pubblicato: Eloisa e il Bellini (Longanesi,1986), Il mio Harry’s Bar (Sperling & Kupfer,1991), Anch’io ti amo (Baldini Castoldi Dalai, 1996), La leggenda dell’Harry’s Bar (Sperling & Kupfer, 1997).
Con Feltrinelli ha pubblicato Prigioniero di una stanza a Venezia (2009) e Non vorrei far male a nessuno (2011). 

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