25 Agosto 2016

Libraries of peace

A Sarajevo è cominciata il 28 giugno del 1914 con due colpi di pistola, all’angolo con il Ponte Latino (qui a lato in una foto d’epoca) . È finita dopo quattro anni, il 3 novembre, con la liberazione di Vittorio Veneto, e di altre città italiane dall’occupazione delle truppe austroungariche. Nel centenario della Grande Guerra si può pensare a un’azione di pace che aggiri la fascinazione della violenza, in altre parole è possibile non parlare di guerra? Sì secondo Loris Tessari, bibliotecario di Vittorio Veneto, due lauree, una in Scienze Politiche con tesi sul giornalismo americano, e una in Storia con tesi sulle reazioni di pace intorno alla base Usa di Aviano. Il suo progetto Libraries of peace, Librerie della pace, ha percorso i primi chilometri in questi giorni con un van pieno di libri, fra cui non mancavano quelli di Alexander Langer donati dall’omonima fondazione. Insieme ad alcuni amici e a un carnet fitto di appuntamenti ha raggiunto Sarajevo martedì 5 luglio passando per Mostar. In valigia anche alcune lettere del comune di Vittorio Veneto, città candidata capitale italiana della cultura per il 2018. “Siamo alla ricerca di interlocutori per costruire un percorso di pace da Sarajevo a Vittorio Veneto – spiega Tessari. In una prima fase andrebbero costituite all’interno delle biblioteche di Sarajevo, Mostar, Sebenico, Trieste, Vittorio Veneto, delle apposite sezioni riservate alle pubblicazioni sulla cultura della pace, la tolleranza, la nonviolenza. Poi si penserà al coinvolgimento delle scuole, ai laboratori, a un ciclo di letture e conferenze. E vorremmo anche riservare un ruolo di primo piano alla bicicletta, che la trasmissione radiofonica Caterpillar ha proposto come prossimo candidato al Nobel per la pace. Penso a dei circuiti cittadini per diffondere la conoscenza di avvenimenti, luoghi e persone. Per esempio la via di Sarajevo dedicata al pacifista Gabriele Moreno Locatelli che costeggia il suggestivo cimitero ebraico. Locatelli fu ucciso il 3 ottobre 1993 da un cecchino mentre manifestava contro la guerra sul ponte della Miljacka.” È stata una settimana densa di incontri quella del gruppo di Libraries of peace, che ha parlato del suo progetto con la direttrice del Museo di storia della Bosnia Erzegovina, con alcuni esponenti del Bosnian Institute, con la vicedirettrice della Libreria cittadina, con il direttore della storica biblioteca Viesnica, con il coordinatore di Repubblica Nomade, l’associazione italiana di camminatori pacifisti giunta negli stessi giorni a Sarajevo da Trieste dopo una marcia di 35 giorni, con Margherita Vismara, studiosa di diritto internazionale e impegnata in un organismo Onu che aiuta le donne vittime di violenze, con l’esperto di Balcani e giornalista Rodolfo Toè, nato a San Pietro di Feletto e da cinque anni residente nella capitale bosniaca. Tutti gli interlocutori hanno dimostrato grande interesse per Libraries of peace, che ora aspetta qualche segnale importante anche vicino al Piave per costruire un ideale ponte della pace fra la Sarajevo e Vittorio Veneto.

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