1 Dicembre 2016

Daniela ai piedi di Santiago

Se ti regalo un massaggio ai piedi mi racconti la tua storia?”. Dal passo di Roncisvalle a Santiago di Compostela, Daniela Castiglione, riflessologa plantare, burattinaia e insegnante d’italiano, ha riempito il suo diario di vicende dolorose, bizzarre, divertenti.
Il progetto Ai piedi di Santiago, al quale sono dedicati un sito e una pagina Facebook con migliaia di contatti, presto diventerà un libro.
“Ho lasciato per un po’ da soli i miei burattini e le fiabe che ho scritto per loro, come Il mostro mangiacolori e La beffa delle vacche – racconta Daniela -, per immergermi in altre storie più reali ma non per questo meno coinvolgenti. Sono partita da Pieve di Soligo il 27 aprile di quest’anno con lo zaino e una bandiera con il disegno di due piedi che invitava i pellegrini a farsi massaggiare e a raccontarmi le loro vite. All’inizio è stata dura.”
Per la fatica?
“Sì per la fatica e perché eravamo sempre in movimento, non riuscivo a trovare il momento giusto per proporre lo scambio, stavo quasi per rinunciare. Poi a Pamplona mi sono fermata un giorno in ostello, ne ho parlato con alcuni compagni di viaggio e ho iniziato a scoprire i loro paesaggi dell’anima: la pianta del piede con le sue linee, i suoi sentieri, i suoi promontori, gli avallamenti, i golfi e le pianure, è una carta geografica del mondo interiore.”
Chi l’ha colpita di più?
“Difficile da dire, mi vengono in mente un signore irlandese che raccoglieva fondi per un istituto oncologico che cura i bambini, due amiche che festeggiavano la loro relazione, un giovane che a Burgos mi ha sorpresa dicendomi ‘Sono riflessologo, te lo dono io’,  degli studenti americani con il loro professore impegnati in una tesi sul cammino di Santiago, persone ammalate o che avevano subito un lutto, e altri alla ricerca di un nuovo progetto per la loro vita.”
Perché si cammina?
“Si cammina per cambiare direzione, ma anche per osservare, ascoltare, sentire e scrivere, e per ridare importanza a quella parte un po’ dimenticata di noi che sono i piedi, che abitano laggiù in periferia, indifesi e, non di rado, trascurati.”
Com’è nata l’idea del libro?
“Prima è venuta l’idea del cammino, ci pensavo dai tempi dell’Università. L’idea di abbinarlo alla  professione è arrivata quando ho aperto lo studio. Abituata a girare ogni angolo d’Italia con i miei burattini, mi sentivo “ferma”. Il libro Ai piedi di Santiago oltre alle storie incontrate e ai disegni delle piante dei piedi massaggiati, contiene un piccolo vademecum di riflessologia plantare per camminatori, con consigli e tecniche di automassaggio. Perché lungo il cammino alle volte bisogna cavarsela da sé.”
Foto di Daniela Castiglione
 

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