18 gennaio 2017

Calzini Clandestini

“Tutto cominciò quel venerdì sera, lei e lui se ne stavano sul divano a leggere… era il secondo modo che avevano di fare all’ammore… lui leggeva “La camera azzurra” di Simenon, lei “Cattedrale” di Carver. Quando a un tratto udirono un brusio e videro sulla libreria di casa un gruppo, un piccolo gruppo di parole che tentavano la fuga…” Inizia così, poeticamente, Case chiuse, il primo cd del gruppo coneglianese Calzini Clandestini che sarà presentato in primavera. “Il nome è nato in macchina, chiacchierando con mia moglie. Calzini forse è un omaggio alla bella canzone di Vinicio Capossela, Il Paradiso dei calzini; l’aggettivo-sostantivo clandestini rispecchia invece il nostro desiderio di non appartenenza, di non farci condizionare dalle etichette, di vivere lungo il confine fra alto e basso”, racconta Paolo Perin, 43 anni, cantautore e cantastorie, fondatore nel 2015 del gruppo insieme agli amici Nicola De Pellegrin (chitarra), Paolo Callegaro (batteria) e Mattia Magatelli (contrabbasso).

Che cosa raccontano le tue canzoni?

“Cerco di parlare delle cose della vita senza uno sguardo troppo diretto, mi affascinano e commuovono gli antieroi, le storie minime, i salti di prospettiva. In Petit petit, per esempio, racconto la storia del funambolo Philippe Petit che nel 1974 passa da una torre all’altra del World Trade Center e porta a spasso gli sguardi di centinaia di poliziotti che assistono impotenti. E poi ci sono Remigio prodigio, il meccanico che capisce tutto delle Vespe dai loro colpi di tosse, gli oroscopi dell’astrologa Linda Wolf , Ivanov minatore e pittore …”

E l’amore?

“Naturalmente, anche se preferisco la versione sgrammaticata e ironica Ammore, quella cosa meticolosa che ti fa aprire le porte con voluttà e se senti degli spifferi lungo la schiena si tratta probabilmente di eternità…o di sciatica. Amore che a volte manca.”

In che senso?

“Si sta perdendo il piacere dell’incontro, in particolare nelle piccole città di provincia non c’è spazio per chi la pensa, parla, si comporta in modo diverso. È il tema di Case chiuse, il brano che dà il titolo al cd. Sogno una grande nevicata che doni purezza e silenzio a questa società escludente sempre più cellularizzata e facebukkata.”

Un ringraziamento musicale?

“Sicuramente a Nicola, Paolo e Mattia, che mi sopportano e che sono gli autori degli straordinari arrangiamenti musicali che mescolano swing, jazz e blues, il mio primo ammore.”

 

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