2 aprile 2017

Diario di guerra

“Sono a Conegliano, quale terribile  giornata. Mi produce una fitta profonda al cuore la notizia dell’occupazione di Cividale da parte dei cani! che mi comunica un capitano medico… Poco dopo il colonnello Salvi  mi narra che la III Armata si è ritirata abbandonando Gorizia, Gradisca, Cormons, tutto …i monti  ove a migliaia perirono  i nostri soldati. Monfalcone, Grado… sì è da morire dal dolore! Arriva Adolfo, egli non sa rassegnarsi a tanto disastro” (29 ottobre 1917).

Un testo inedito di Augusto Vital, fratello del noto storico di origina ebraica Adolfo,  è spuntato a Conegliano fra le carte della nipote Anna Vital. Dei quattro  diari compilati fra il 1917 e il 1918, manca all’appello l’ultimo, quello che va dal febbraio del 1918 alla fine del conflitto. Augusto all’epoca era membro della Commissione di Leva di Treviso. Dalla scrittura sbiadita emergono comunque quadri efficaci di quei giorni lontani scanditi dalla contraerea e dagli allarmi.. Per gentile concessione di Anna Vital riproduciamo alcune parti che descrivono anche un terribile episodio di donne e bambini usati come scudi umani lungo il Piave.

“Continua l’incubo! Ottengo un permesso dal Comandante supremo e raggiungo la mia Conegliano, che pare diventata la città dei morti! Trovo la casa chiusa… Quale orribile tristezza in questa forse ultima notte  che passo nella casa della mia giovinezza, nella casa dei genitori miei, mentre sovrasta la rovina della patria. Un tenente della Croce rossa mi aiuta a mettere  nel vecchio valigione  la mia macchina fotografica, le memorie più care, le poche robe preziose e gli indumenti che mi restano, per trasportarli domani a Treviso (4 novembre 1917).”

“Ci rechiamo alla stazione (di Treviso ndr) verso le 9 per partire per Ferrara. Montiamo su di un convoglio, avendo con noi dappresso una famiglia di 40 persone, contadini che vanno in Romagna. Nel treno c’è un capitano di Milano che mi fa il seguente tremendo racconto: ‘Ho passato la notte con un collega, che mi disse di avere aggiunto da ieri molti capelli bianchi… Egli si trovava  in linea con una sezione di mitragliatrici  sul Piave. I bulgari avevano dalle sponde opposte  presentato al nostro fuoco una catena di nostri abitanti, donne, bambini e di nostri soldati, tutti legati per le mani ed imploranti. Dietro a loro erano i bulgari che li sospingevano…una scena di raccapriccio e orrore!… Passarono  e i bulgari tiravano, avrebbero forzato il passaggio, l’esitazione, la pietà, sarebbero state fatali…. Il capitano dovette far azionare la mitragliatrice… con lo strazio inaudito  che ne seguì. Oh infamia sopra le infamie!!! Non avevo finito di ascoltare questo orrore, quando si diede l’allarme. Tre aeroplani roteavano sopra la stazione. Il treno era immoto, chiuso da altri. Impossibile quindi rifugiarsi in un ricovero. Intanto i cannoni  rombavano ed erano entrate in azione anche le mitragliatrici  vicine alla tettoia. Per evitare almeno di prenderci i bossoli  sulla testa  ci rinserrammo chiudendo i vetri ! Bella protezione.  La famigliona di contadini aveva intonato le litanie  dando un suono funebre che aggiungeva per lo meno poco coraggio. E questa storia durò un’ora.  (Treviso, 12 novembre 1917)”

“Un uccellaccio austriaco si era spinto verso le nostre linee per colpire  i Drakken (palloni-aerostato da osservazione ndr). Subito i cinque Drakken si abbassarono e contemporaneamente i nostri antiaerei spararono di conserva contro il velivolo nemico. Si vedevano gli Shrapnel (proiettili che scoppiano a granata prima dell’impatto ndr) salire attorno ad esso, ma purtroppo senza raggiungerlo.”(Treviso, 8 aprile 1918)

“Tre caccia e due aerei osservatori  austriaci erano stati intercettati da una squadriglia di nostri caccia e caccia francesi. Alla lotta partecipava la difesa antiaerea. Dopo un pandemonio di quasi un’ora un aeroplano austriaco cadeva in fiamme verso Lovadina-Maserada, un altro a Pero, un altro nelle linee austriache. Gli apparecchi alleati rientravano incolumi.  (17maggio 1918)”

Mario Anton Orefice

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