20 gennaio 2017

Uno scandalo bianco

Un democristiano integerrimo circondato da democristiani spregiudicati, quelli che si affermeranno negli anni Ottanta, una storia minima che racconta di ideali traditi e di un Veneto che non c’è più, quello della balena bianca che fonda banche cooperative e cantine sociali.
“Uno scandalo bianco” di Nicola De Cilia (ed. Rubbettino) è ispirato a una storia vera accaduta in quel di Preganziol verso la fine degli anni Settanta; il protagonista Angelo Cossalter è l’alter ego di Cirillo Granziol, “cattolico intelligente e idealista” che fu anche sindaco di Preganziol dal 1958 al 1964.
“L’idea di questo romanzo storico è nata quattro anni fa – racconta De Cilia, professore di latino e storia molto amato dai suoi studenti del liceo Marconi di Conegliano – . Uno dei figli di Granziol è mio amico dai tempi della scuola e una sera a cena si è accesa la lampadina. Penso che questa vicenda, che ha generato due procedimenti giudiziari civili per il  risarcimento dei danni subiti dal protagonista, sia un capitolo di politica locale paradigmatico per comprendere le trasformazioni che ha subito la società veneta a cavallo degli anni Settanta e Ottanta.”
Perché Angelo Cossalter viene punito dal suo stesso partito?
“Perché è un Giobbe moderno che non si adegua alle nuove logiche. Nel romanzo l’avvocato Caron, emblema di una generazione di faccendieri, è irritato dal suo idealismo, dal suo voler essere un puro a tutti i costi, dal suo disprezzo per ogni compromesso, dalla sua vicinanza alle classi più deboli. Quel che invece gli rimprovera don Bernardo, il suo mentore, è di aver taciuto per paura dello scandalo, invece di denunciare subito quel che era accaduto.”
La figura di don Bernardo ricorda Bernanos?
“È un autore che amo e quindi non mancano i riferimenti al Diario di un curato di campagna, ma soprattutto a I grandi cimiteri sotto la luna.”
Il prossimo libro?
“Il progetto è quello di un romanzo-reportage alla Frank Westerman – autore de L’enigma del lago rosso – dedicato alle trasformazioni del paesaggio e della società provocate dal fenomeno Prosecco, fra Conegliano, Valdobbiadene, il Carso, senza dimenticare la cisgenetica nella produzione di barbatelle e i racconti dei piccoli viticoltori indipendenti.”

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