20 giugno 2017

Dalla Fenice a Charlie Chaplin

“Nell’archivio delle Generali si trovano delle autentiche gemme, utili non solo a ricostruire la storia dell’istituto, ma anche quella dell’Europa”, ha scritto Paolo Mieli, proponendo un’efficace sintesi della straordinaria istituzione voluta dal più importante gruppo assicurativo italiano.

A Trieste, nello storico palazzo Ai volti di Chiozza o nel caveau di palazzo Geiringer lungo le rive, sono conservate le carte che documentano la storia di Generali a partire dalla sua fondazione che risale al 1831. Non solo la prima azione del 30 giugno 1832, ma anche il curriculum di Franz Kafka, le foto di Charlie Chaplin, le straordinarie infografiche ottocentesche sulla grandine in Italia, le fiabe “assicurative” per bambini, i libri e i racconti di ricercatori e scrittori, fra cui l’inviato di Repubblica Paolo Rumiz.

Un nutrito gruppo di studiosi, al lavoro dal 2000, ha censito sino a oggi oltre 65.000 documenti e ha suddiviso i diversi fondi nelle seguenti aree: tecnica, contabilità e bilancio, immobiliare, organizzativa, del personale, legale, fondi aggregati, miscellanea.

È nella corrispondenza, nei verbali, nelle innumerevoli comunicazioni societarie e negli stampati pubblicitari che si rintracciano alcuni passaggi fondamentali non solo della storia dell’istituto ma dell’intera società italiana. Si deve a un ricco assicuratore triestino di origine ebraica, Giuseppe Lazzaro Morpurgo, l’inizio di un’avventura imprenditoriale che continua oggi in oltre sessanta paesi del mondo. È lui che nel dicembre del 1831 fonda a Trieste, le Assicurazioni Generali Austro Italiche, che hanno come simbolo l’imperialregia aquila bicipite. L’aggettivo generali sottolinea la volontà di operare in tutti rami assicurativi e da subito ci sono due direzioni generali, quella di Trieste nel prestigioso Palazzo Carciotti Carciotti sulle rive, e quella veneziana alle Procuratie Vecchie in piazza San Marco. In poco tempo segue l’apertura delle agenzie nelle città più importanti dell’impero: Vienna, Praga, Pest, e nei principali porti europei a cominciare da Bordeaux e Marsiglia. Poi la rivolta antiaustriaca del 1848 capeggiata da Daniele Manin e Niccolò Tommaseo porta all’instaurazione della Repubblica di San Marco. La storia s’intreccia giocoforza con il logo dell’istituto che viene sostituito dal leone marciano.

Anche le vicende di due famosi teatri toccano da vicino in quegli anni Generali. Fra il 12 e il 13 dicembre 1836 un rogo distrugge la Fenice e sono numerosi i verbali che permettono di ricostruire l’evento e che raccontano dell’indennizzo di 240.000 lire austriache che serve ad avviare rapidamente la ricostruzione. A dirigere il restauro è il Meduna che nel 1859 progetterà su incarico del prefetto Antonio Bajamonti il teatro di Spalato, descritto come “Opera laudevolissima e degna d’essere riguardata come migliore de’ nostri tempi in Dalmazia”.

Per questa e altre opere destinate a rilanciare la città, Bajamonti, come risulta dalla fitta corrispondenza conservata nei faldoni, ricorrerà ai mutui erogati dal Ramo Ipotecario delle Generali. Un debito di cinquantamila talleri che Bajamonti non riuscirà a onorare completamente e per il quale subirà la confisca dei suoi beni personali. Anche il teatro di Spalato sarà distrutto da un incendio, di cui si riconoscerà l’origine dolosa. La vicenda occuperà a lungo le prime pagine dei giornali insieme agli interventi “politici” di Baiamonti, fermo sostenitore della comunione fra popoli diversi, una sorta di protoeuropeismo. Concetti moderni che si mescolano ad altre storie di dirigenti, collaboratori, personalità e a quella di uno dei più grandi scrittori del Novecento. Franz Kafka lavorò per un breve periodo all’agenzia generale di Praga. Cesare Lanza, autore di Nel nome di Kafka, l’assicuratore, traduce così il curriculum scritto in tedesco conservato nelle stanze del palazzo Ai volti di Chiozza, di cui si parla ampiamente anche nel volume Generali nella Storia, racconti d’Archivio/Novecento (Marsilio, 2016): “Sono nato il 3 luglio 1883 a Praga; ho frequentato fino alla quarta classe la Altstädter Volksschule; sono entrato poi nell’Altstädter deutsches Staatsgymnasium; a 18 anni incominciai gli studi alla deutsche Karl-Ferdinands Universität di Praga. Dopo aver dato l’ultimo esame di stato, il 1° aprile 1906, entrai come praticante nello studio dell’avv. Richard Löwy, sull’Altstädter Ring. In giugno diedi l’esame storico rigoroso e nello stesso mese ottenni la laurea in legge. Come avevo subito chiarito all’avvocato, ero entrato nel suo studio solamente allo scopo di impiegare il mio tempo, perché già in principio non era mia intenzione di rimanere nell’avvocatura. Il 1° ottobre 1906 iniziai la pratica giudiziaria, che terminai il 1° ottobre 1907».

La richiesta di assunzione, datata 2 ottobre 1907, comprende anche le risposte a un questionario e il giudizio di un medico della compagnia: “È un uomo esile ma sano”. L’agenzia generale di Praga informò la direzione centrale di Trieste di aver accolto la sua domanda di assunzione, con la qualifica di impiegato ausiliario del ramo vita e uno stipendio mensile di 80 corone. A piè di pagina si legge inoltre: “Abbiamo intenzione di istruire il signor Franz Kafka specialmente nel ramo vita per utilizzarlo più avanti anche nel servizio all’estero. Il signor dr. Kafka ci è stato caldamente raccomandato dal viceconsole americano signor Weissberger, padre del nostro rappresentante generale a Madrid, e proviene da una famiglia stimata.”

Altri letterati entreranno in contatto con l’Istituto. Fra essi il poeta Biagio Marin (1881-1985), originario di Grado, e responsabile della biblioteca delle Generali dal 1942 al 1956. A proposito della sua esperienza lavorativa scrive: “In un certo momento della mia vita sono capitato inopinatamente a fare l’impiegato di secondo ordine alle Generali. Dopo qualche incertezza mi incaricarono di fare il bibliotecario e devo dire che quei quindici anni li ricordo ancora come un periodo anzi il periodo più sereno della mia difficile vita. Ero ospitato nella grande sala della biblioteca che essendo posta in un’ala interna del palazzo godeva di un’atmosfera di grande silenzio .”

Altri letterati, come Italo Svevo, entrano nelle pagine del giornale aziendale nella sezione Letture nel cassetto voluta dal direttore generale Carlo Ulcigrai, che raccoglierà estratti e pagine letterarie collegati con il tema delle assicurazioni. Di Svevo nel 1971 fu pubblicato un brano intitolato Uno strano sogno e un amaro risveglio dalla raccolta di racconti Corto viaggio sentimentale, poi nel 1978 fu proposto Una serata di straordinari tratto da Una vita.

Il giornalista Paolo Rumiz, dopo aver consultato le carte d’archivio, nel 2015 scrive un avvincente racconto, L’anima delle Generali, che si trova all’interno del volume Il tempo del leone, edito da Generali, in cui si stagliano gli insoliti ritratti dei fondatori: “In uno studio sobriamente arredato c’è un uomo sugli ottanta, completo grigio con panciotto e farfalla, piccolo, sopracciglia forti, criniera bianca divisa in due da una fronte ampia e densa di pensieri. Alza la testa dalle carte – calcoli attuariali, polizze in tedesco, greco, cirillico bulgaro, perfino alfabeto armeno – e depone l’asticella col pennino in acciaio per alzarsi con inaspettata energia. Si affaccia sull’anticamera, chiama un impiegato ed esce con lui per imboccare un corridoio che porta nel ventre del palazzo, dove è deposto il tesoro azionario. Ha percorso cento volte quella strada. Il parquet scricchiola, i dipendenti di passaggio salutano senza ombra di servilismo. Tutti stimano Massimo Levi, da quarant’anni segretario generale della Compagnia. Sanno che è un uomo schivo, capace di lavorare come pochi (…) Il secolo è a uno snodo. L’Europa cresce, governa il mondo in libertà di traffici e dopo decenni di pace relativa, interrotti solo da guerre di breve durata. Le navi a vapore, il telegrafo, il globalizzarsi delle reti commerciali, l’aggancio delle valute all’oro e la stabilità del sistema bancario dicono che per le assicurazioni sta per aprirsi una stagione di crescita incalcolabile . Il vecchio, che ha pilotato la Società in mezzo a mille tempeste – le tre guerre d’indipendenza dell’Italia contro l’Austria avrebbero potuto far saltare tutto in aria – sente che la fase di consolidamento, di cui è stato garante, è finita. (…)

E siamo già al mattino del nuovo secolo, un giorno di febbraio del 1914. Da trent’anni la Compagnia abita in una sede nuova, ancora più prestigiosa, il palazzo Geiringer, sulle rive prospicienti il porto vecchio. In quegli anni il tempo si è messo a correre come mai prima. Grazie a un prolungato periodo di pace internazionale, gli affari della Compagnia hanno raggiunto livelli mai visti. Anche Trieste è cresciuta alla grande. Dopo l’entrata a regime del Canale di Suez, i traffici sono aumentati al punto che Vienna ha dovuto costruire un secondo porto e una seconda stazione ferroviaria, sul lato occidentale della città. Ci sono tensioni sociali e linguistiche, ma lo scalo dell’Impero vive a gonfie vele la sua posizione di cerniera logistica e commerciale fra Meditteraneo e Mitteleuropa. Le banche vedono crescere depositi e investimenti e nulla, scriverà anni dopo Stefan Zweig ne Il mondo di ieri, nemmeno le sanguinose guerre balcaniche, sembrano incrinare la certezza che tutto possa continuare senza mutamenti (…).”

Questi brevi stralci del racconto storico giornalistico di Rumiz possono restituirci l’immagine dell’Archivio come fosse un infinito magazine da sfogliare nelle sue diverse sezioni, che l’abilità del ricercatore trasforma in tranche de vie, in profonde e inedite finestre su chi ci ha preceduto. Non abbiamo citato casualmente Rumiz, uno dei nostri giornalisti migliori. La collezione completa del bollettino aziendale, conservato nelle stanze di palazzo Volti di Chiozza, rappresenta un unicum. Quello di Generali può essere considerato il primo giornale aziendale italiano.

Le sue origini risalgono al 1880, quando la direzione centrale pubblica in tedesco Mittheilungen (comunicazioni ndr) per le sedi dell’impero asburgico. Il primo numero del Bollettino, invece, è del 1893, e convivrà con la pubblicazione in tedesco fino al 1914. Oltre a narrare gli eventi aziendali, ospita contributi di più ampio respiro, come la lunga e ben documentata serie di articoli sulla storia dell’assicurazione che Traian Sofonera cura dal 1953 al 1992, le Letture nel cassetto di cui abbiamo già parlato e le Gallerie degli assicurati illustri. Sì, perché Generali ha assicurato papi, attori, artisti, sportivi, presidenti della repubblica e varie celebrità. L’elenco è lungo, ne riportiamo solo una minima parte: Antonio Segni, Zeno Colò, Orio Vergani, Fernando Tambroni, Beniamino Gigli, Gino Bartali, Giorgio Albertazzi, Vittorio Gassmann, papa Roncalli, Forattini, Gilles Villeneuve, Ugo Tognazzi, Enzo Bearzot, Giorgio Forattini, Moira Orfei, Federico Fellini.

Forse, se fosse vissuto in Italia, nella galleria sarebbe entrato anche l’immortale Charlot, ospite della direzione generale veneziana nel 1931. Nelle foto in bianco e nero, pubblicate dal Bollettino e conservate negli album dell’archivio, dalle finestre delle Procuratie vecchie in piazza San Marco, al di sopra di uno stendardo su cui campeggia il leone marciano, spunta la chioma bianca di Charlie Chaplin. Gli occhi e le sopracciglia rimandano a quelli che ci han fatto sorridere e pensare, mentre lo seguivamo nelle sue profetiche avventure in bianco e nero, fra ombre di dittatori e impietosi ingranaggi. Nel 1972 Chaplin era a Venezia per la XXXIII edizione della Mostra del Cinema. Al teatro La Fenice fu premiato con il leone dedicato ai Maestri del cinema. Prima della cerimonia, da quella finestra, aveva assistito alla proiezione di Luci della città in piazza San Marco.

Forse un film immaginario, L’uomo della grandine, sarebbe stato girato se, come Kafka, avesse lavorato alle Generali. Fra i documenti che più rimangono impressi a chi visiti l’Archivio, ci sono le infografiche di fine Ottocento elaborate per assicurare le colture dai danni della grandine. Un’attività nella quale l’Istituto precorre i tempi. Trasforma i suoi agenti in detective della grandine e a tutti collaboratori, dalla Sicilia al Veneto, invia un questionario da compilare mensilmente o giornalmente, riportando i dati sulla frequenza dei temporali, il numero di fulmini, le colture, la durata delle precipitazioni. Fu Masino Levi, di cui si è accennato in precedenza, a presentare nel 1836 il progetto costitutivo del ramo grandine. Le informazioni raccolte venivano spedite anche all’Ufficio centrale di meteorologia di Roma con cui la compagnia collabora dal 1881. I chicchi di grandine diventavano così torte divise in fette di diverso colore e grandezza e cerchi concentrici variopinti in corrispondenza delle diverse province e regioni italiane. Tavole di un tempo meteorologico estremamente diverso da quello attuale e di colture che sono state sostituite da altre molto più redditizie. Non è difficile immaginare Charlot che si aggira in un campo di grano e, colpito da una grandinata improvvisa, si rifugia sotto un albero di mele.

In altri album fotografici: i ritratti degli agenti italiani, le foto dei cantieri dei palazzi delle Generali a Trieste e in giro per l’Europa, delle aziende agricole e degli imponenti lavori di bonifica di alcuni territori veneti e dell’Italia meridionale degli anni Trenta, il primo scatto con i membri del della direzione del 1906, i dirigenti in posa sullo scalone monumentale di Palazzo Geiringer nel 1927, le foto più vecchie, quelle del 1886, e quella di Edmondo Richetti, europeista ante litteram. Membro della direzione generale, nel 1896 è insignito della “corona ferrea di terza classe” dall’imperatore Francesco Giuseppe per la consulenza prestata nella preparazione della legge che aveva istituito in Austria l’assicurazione statale obbligatoria degli infortuni sul lavoro. Sua è l’idea di una straordinaria iniziativa politica che a più di un secolo di distanza non ha perso la sua attualità.

Da Vienna, dove si era stabilito, promuove nel maggio del 1914 un manifesto e un congresso per fondare la “Lega degli stati europei”. Nell’invito scrive che i popoli d’Europa devono mobilitarsi per far pressione sui loro governi affinché si mantenga la pace e si eviti il cataclisma della guerra.

Il mondo di ieri in una carta d’archivio spesso sembra quello di oggi.

Mario Anton Orefice

articolo apparso sul numero 152 della rivista Charta (www.novacharta.it), foto Archivio Generali

L’autore ringrazia il team dell’Archivio Storico delle Assicurazioni Generali, composto da Fabia Cossutta, Sonia Galasso, Marco Marizza, Andrea Mazzetti, Roberto Rosasco, Roberta Spada e Silvia Stener, per la straordinaria qualità della collaborazione e Sonia Sicco per l’efficace coordinamento.

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